fbpx
LEaMON.it

Recent News

silhouette-of-statue-near-trump-building-at-daytime-936237

Twitter vs Trump: come potrebbero cambiare le regole del gioco?

Qualche giorno fa Twitter ha segnalato come “fuorviante” un tweet del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha prontamente risposto con un ordine esecutivo che dà mandato alla FCC e alla FTC di riformare una parte della Section 230 dell’Online Decency Act, la legge che dà alle piattaforme tech immunità per i contenuti pubblicati dai loro utenti.

Finora il popolare social cinguettante aveva ritenuto idoneo lasciare online i tweet dei politici mondiali anche nel caso in cui avesse violato le policy della piattaforma, in una nota di gennaio 2018 leggiamo che

“Twitter esiste per servire e aiutare lo sviluppo del dibattito pubblico. I leader mondiali eletti, per via del loro impatto sconfinato sulla nostra società, ricoprono un ruolo fondamentale in questa discussione.

Bloccare un leader mondiale da Twitter, o rimuovere un suo tweet controverso, significherebbe nascondere informazioni importanti che, al contrario, le persone hanno tutto il diritto di vedere e discutere.”

dando l’impressione di autorizzare l’impunità della politica: deputati e presidenti avrebbero potuto violare le policy del social, anche quelle che provocherebbero senza dubbio il ban per qualsiasi altro utente, creando di fatto le basi per delle potenziali conseguenze e antipatie da parte dell’utilizzatore comune.

Negli ultimi mesi quindi Twitter ha deciso di percorrere il sentiero meno passivo, dapprima segnalando alcuni tweet come controversi, spiegando quindi che nonostante non siano stati cancellati, gli utenti si ritrovano davanti ad una violazione delle policy della piattaforma, e infine con uno strumento ancora più completo, usato nei confronti degli ultimi tweet di Trump.

 

Ma cosa ha scritto Trump?

Se finora avete vissuto su un satellite di Giove, vi aggiorniamo su quanto scritto dal presidente più cotonato del mondo: martedì Trump aveva diffuso e sostenuto una tesi cospirazionista che accusa il politico Joe Scarborough di essere il diretto responsabile della morte di Lori Klausutis, una sua ex collaboratrice (tesi che non ha nessun fondamento di verità). Nonostante ciò Twitter non è intervenuto sui post gravemente diffamatori nei confronti di Scarborough ma su un’altra serie di tweet contro il voto per corrispondenza, nei quali ha effettivamente sostenuto pubblicamente che votare per posta avrebbe automaticamente implicato dei brogli (nella maggioranza delle democrazie occidentali il voto per corrispondenza non esiste e, laddove esiste, viene usato per un numero estremamente contenuto di elettori come quelli che non possono materialmente recarsi al seggio, come in Italia per la circoscrizione Esteri introdotta dalla legge Tremaglia del 27 dicembre 2001, n. 459). Un’accusa infondata, falsa e assolutamente fuorviante su cui i moderatori di Twitter non hanno assolutamente potuto soprassedere, segnalando il tweet come fuorviante.

E quindi?

E quindi la reazione di Donald Trump non è mancata e corrisponde ad una dichiarazione di guerra che rischia di avere effetti gravi e duraturi sulla tenuta del web per come lo conosciamo oggi: ha firmato un ordine esecutivo chiamato “Preventing Online Censorship” che dà mandato alla FCC di rivedere una parte della Section 230 dell’Online Decency Act, uno dei più importanti pilastri dell’internet governance americana, nata nel 1996 quando i social ancora non esistevano.

In soldoni significa mandare Twitter e Facebook all’aria, rendendoli legalmente perseguibili per i contenuti condivisi dai loro utenti e in dovere di rispondere personalmente di quanto pubblicato.

Dati i tempi dell’iter di riforma della legge, la situazione potrebbe concludersi dopo le elezioni di novembre, dopo quindi le elezioni statunitensi, quando potrebbe esserci un altro Presidente.

Immaginate quindi un futuro senza social, cosa ne pensate? Attendiamo i vostri commenti a riguardo!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.